Scudetto numero 29 per la Juventus!
domenica 5 maggio 2013
venerdì 3 maggio 2013
QUESTO PICCOLO (O) GRANDE SEBA
Grande con le piccole, piccolo con le
grandi: triste analisi per Sebastian Giovinco, 26 anni, in serie A dal 2007,
quando era già considerato un enfante prodige.
Qualcuno lo aveva erroneamente finito il
nuovo "Del Piero". Evidentemente queste erano le aspettative dei
tifosi juventini, i quali hanno manifestato in diverse occasioni delusione per
le prestazioni della "Formica Atomica", che ora indossa la maglia
bianconera per la terza volta.
Aveva lasciato il corso Galileo Ferraris
nel 2007, per finire in prestito all'Empoli: 37 presenze e 6 goal nella sua
avventura toscana. Dal 2008 al 2010 torna a Torino, ma il calciatore dimostra
di non aver completato il processo di maturazione. Ranieri, Ferrara, Zaccheroni
non puntano molto su di lui, e Giovinco ne risente: appena 4 reti all'attivo in
46 presenze.
E' il momento di cambiare, e il Parma
capita a fagiolo, dove finalmente il suo talento può esplodere; il 2011-2012 è
fantastico per Seba, che totalizza 16 reti (15 in serie A), diventando punto di
riferimento dei ducali, nonchè idolo dei tifosi.
La Juventus torna a credere in lui, così,
da settembre 2012, Conte si affida a lui e a Vucinic per la coppia
d'attacco.Prima dell'infortunio contro il Pescara, Giovinco ha gonfiato la rete
per 11 volte e fornito 6 assist in 40 occasioni. La tifoseria, come accennato
in precedenza, non è tutta dalla sua parte, a tal punto che parte dello
Juventus Stadium ha fischiato il calciatore in diversi match.
Il fisico lo penalizza, e non poco: 62 kg
per 164 cm di altezza lo rendono molto fragile, tant'è che non è raro vederlo a
terra subito dopo un contrasto; l'unico rimedio sarebbe un programma di
potenziamento muscolare, così come è stato fatto per Pato.
Buono, eccellente, geniale, sopravvalutato,
mediocre : come è realmente Sebastian Giovinco? Riuscirà l'attaccante torinese
a diventare beniamino della curva? Per ora lo è per Conte, e questo è già una
buon punto di partenza, considerato il rapporto non idilliaco con i
predecessori Ranieri, Ferrara e Zaccheroni. Ora, sta al piccolo (o grande) Seba
la possibilità di una consacrazione definitiva, oppure cadere in un'altra
bocciatura, che sarebbe quella finale, perlomeno con la maglia della Juve.
Alessio Tellan
martedì 19 marzo 2013
L'Arsenal la settima scorsa.
Fa sicuramente piacere che Wenger gioisca per la vittoria di sabato (2-0 a Swansea), ma forse i suoi tifosi si aspettavano qualcosa di più a questo punto della stagione. E invece, con l’uscita di scena dalla Champions, abbiamo la certezza che anche quest’anno si concluderà senza alzare al cielo alcun trofeo. C’erano dubbi, forse?
«Siamo distanti ancora tre punti dal quarto posto» ha dichiarato Wenger. «Siamo un un momento della stagione in cui non si possono lasciare punti per strada, ma abbiamo dimostrato che siamo pronti a combattere». Ma da dove trae tutto questo ottimismo l’alsaziano? «Nelle esultanze dopo i gol, e nei festeggiamenti a fine partita sabato, tutti hanno visto quanto sia compatto questo gruppo. Forse la vittoria in Germania ha risollevato un po’ l’autostima della squadra». Sarà, ma quella di Monaco è stata la vittoria più inutile della stagione, contro un Bayern che (giustamente) si sentiva già sicuro della qualificazione.
Insomma, ritrovarsi a marzo anche quest’anno a dover discutere di quanto sia importante vincere a Swansea nell’ottica quarto posto, fa capire come siano lontani i tempi belli dell’Arsenal che vinceva tutto. O che preparava una finale di Champions. Eccoci qua, con i proclami del nostro inguaribile ottimista in panchina, che guarda già al prossimo, fondamentale (?) impegno casalingo: «Siamo sotto pressione, ora abbiamo la pausa per le nazionali ma poi dovremo prepararci per affrontare il Reading. Stanno lottando per non retrocedere, sarà una gara difficile e dovremo essere al meglio».
Tempi bui, mai come quest’anno.
Andre De Polo.
«Siamo distanti ancora tre punti dal quarto posto» ha dichiarato Wenger. «Siamo un un momento della stagione in cui non si possono lasciare punti per strada, ma abbiamo dimostrato che siamo pronti a combattere». Ma da dove trae tutto questo ottimismo l’alsaziano? «Nelle esultanze dopo i gol, e nei festeggiamenti a fine partita sabato, tutti hanno visto quanto sia compatto questo gruppo. Forse la vittoria in Germania ha risollevato un po’ l’autostima della squadra». Sarà, ma quella di Monaco è stata la vittoria più inutile della stagione, contro un Bayern che (giustamente) si sentiva già sicuro della qualificazione.
Insomma, ritrovarsi a marzo anche quest’anno a dover discutere di quanto sia importante vincere a Swansea nell’ottica quarto posto, fa capire come siano lontani i tempi belli dell’Arsenal che vinceva tutto. O che preparava una finale di Champions. Eccoci qua, con i proclami del nostro inguaribile ottimista in panchina, che guarda già al prossimo, fondamentale (?) impegno casalingo: «Siamo sotto pressione, ora abbiamo la pausa per le nazionali ma poi dovremo prepararci per affrontare il Reading. Stanno lottando per non retrocedere, sarà una gara difficile e dovremo essere al meglio».
Tempi bui, mai come quest’anno.
Andre De Polo.
giovedì 14 marzo 2013
lunedì 18 febbraio 2013
Stramaccioni e le carenze tattiche.
Anno difficile, anno di rifondazione. Grandi nomi se ne sono andati, molti sono rimasti. Moratti ha scommesso sul giovane allenatore col talento e la determinazione che pochi hanno. Ma con l'andare dei mesi la stella di Andrea Stramaccioni sembra offuscarsi. Quest'anno ho potuto seguire molte più partite dell'Inter, rimanendo alquanto perplesso dell'adozione della difesa a 3, che piano a piano ha iniziato a dare alcuni frutti. Ma oggi, dopo la pessima prova con la Fiorentina (talmente pessima che al quarto gol sono uscito dal bar e sono tornato a casa), risultano palesi alcune carenze: oltre al solito calciomercato pieno di dubbi (per esempio, cosa fa nella vita Alvaro Pereira?), il problema attuale centrale sono le carenze tattiche, soprattutto in difesa.
Ne parlo in quanto ho avuto la mia piccolissima esperienza da calciatore, da difensore: tutti i rimproveri che ricevevo e tutti gli allenamenti di tattica che facevamo mi fanno credere che Stramaccioni e il suo staff tecnico non insistano abbastanza sul piano tattico del gioco. Ranocchia è il più incostante sotto questo punto di vista. Il ritorno alla difesa a 4, forzato a causa delle molte assenze, ha il solo pregio di schierare Zanetti terzino, uno che la fase difensiva la conosce bene: infatti ritengo del tutto inaffidabili esterni quali Nagatomo, Pereira e Jonathan (col tempo vedremo se Schelotto saprà dimostrarsi un buon acquisto sulla fascia destra), sia nella difesa a 4 sia in quella a 3. Le fasi offensiva e difensiva vengono sempre svolte con ampia insufficienza: quando gli esterni salgono creano raramente azioni pericolose ed anzi creano quasi sempre il rischio dei contropiedi avversari.
Le chiusure difensive, le diagonali, vengono spesso sbagliate; gli affondi offensivi finiscono con cross alti e lunghi, quando in area avversaria l'Inter riesce a portare quasi sempre il solo (e basso) Palacio. Non capisco davvero come si possa insistere su tali schemi: gli acquisti sono stati sbagliati quasi ovunque, ed ora con l'infortunio di Milito il reparto d'attacco manca di un uomo d'area. Ho sempre adorato Tommaso Rocchi, ma i suoi anni d'oro sono passati e la continuità di gioco non è più facile da trovare, soprattutto se gli si da poco spazio.
Non mi era mai capitato di “mollare” una partita a sé, sentendomi molto annoiato e, come detto da un signore uscito prima di me, anche “preso in giro”, nel senso di delusione nel vedere il poco agonismo che giocatori super pagati, e spesso sopravvalutati, mostrano in campo. Prima di Firenze era capitato a Siena a mister Stramaccioni aveva promesso che non si sarebbe mai più vista un'Inter simile. Purtroppo è ricapitato, e in misura ancor peggiore.
Che delusione.
Alex Da Frè.
Ne parlo in quanto ho avuto la mia piccolissima esperienza da calciatore, da difensore: tutti i rimproveri che ricevevo e tutti gli allenamenti di tattica che facevamo mi fanno credere che Stramaccioni e il suo staff tecnico non insistano abbastanza sul piano tattico del gioco. Ranocchia è il più incostante sotto questo punto di vista. Il ritorno alla difesa a 4, forzato a causa delle molte assenze, ha il solo pregio di schierare Zanetti terzino, uno che la fase difensiva la conosce bene: infatti ritengo del tutto inaffidabili esterni quali Nagatomo, Pereira e Jonathan (col tempo vedremo se Schelotto saprà dimostrarsi un buon acquisto sulla fascia destra), sia nella difesa a 4 sia in quella a 3. Le fasi offensiva e difensiva vengono sempre svolte con ampia insufficienza: quando gli esterni salgono creano raramente azioni pericolose ed anzi creano quasi sempre il rischio dei contropiedi avversari.
Le chiusure difensive, le diagonali, vengono spesso sbagliate; gli affondi offensivi finiscono con cross alti e lunghi, quando in area avversaria l'Inter riesce a portare quasi sempre il solo (e basso) Palacio. Non capisco davvero come si possa insistere su tali schemi: gli acquisti sono stati sbagliati quasi ovunque, ed ora con l'infortunio di Milito il reparto d'attacco manca di un uomo d'area. Ho sempre adorato Tommaso Rocchi, ma i suoi anni d'oro sono passati e la continuità di gioco non è più facile da trovare, soprattutto se gli si da poco spazio.
Non mi era mai capitato di “mollare” una partita a sé, sentendomi molto annoiato e, come detto da un signore uscito prima di me, anche “preso in giro”, nel senso di delusione nel vedere il poco agonismo che giocatori super pagati, e spesso sopravvalutati, mostrano in campo. Prima di Firenze era capitato a Siena a mister Stramaccioni aveva promesso che non si sarebbe mai più vista un'Inter simile. Purtroppo è ricapitato, e in misura ancor peggiore.
Che delusione.
Alex Da Frè.
George Graham, l'Arsenal prima di Wenger.
Siamo a febbraio e abbiamo già detto addio a tre obiettivi su quattro. Sabato abbiamo perso agli ottavi di FA Cup contro il Blackburn, League Cup e Premier erano sfumate già da tempo. Resterebbe la Champions League, ma il sorteggio ci ha regalato il Bayern: non proprio una passeggiata. Morale della favola: anche quest’anno “zero titoli”.
E allora rinnovo l’appello che tanti tifosi Gunners condivideranno: Wenger, grazie di tutto, ma è ora di svoltare. Lo dico dal 2006: sette anni senza vincere nulla sono troppi. Chissà, la stagione si potrebbe ancora salvare cambiando il buon Wenger in corsa. In fondo, se il leggendario George Graham venne cacciato a stagione in corso nel 1995, dopo un periodo di gloria clamorosa, beh, non ci dovremmo fare tanti scrupoli per Wenger, i cui successi – per quanto epici – sono ormai storia. Preistoria, anzi.
Era proprio un freddo giorno di febbraio, quando Graham lasciò la panchina dell’Arsenal. Non per motivi calcistici, ma per un brutto affare di tangenti intascate (pare) sull’acquisto di due giocatori. La stagione si chiuse sotto la guida tecnica di Stewart Houston, che ci portò in finale di Coppa delle Coppe contro il Saragozza. Finale persa per una papera clamorosa di David Seaman, sorpreso da un pallonetto da centrocampo al centoventesimo di gioco .
La stagione successiva iniziò proprio con Arsène Wenger. Fu l’inizio di un lungo periodo di trionfi. Cambiare a febbraio, allora, portò bene. Porterebbe bene anche oggi.
Andrea De Polo
E allora rinnovo l’appello che tanti tifosi Gunners condivideranno: Wenger, grazie di tutto, ma è ora di svoltare. Lo dico dal 2006: sette anni senza vincere nulla sono troppi. Chissà, la stagione si potrebbe ancora salvare cambiando il buon Wenger in corsa. In fondo, se il leggendario George Graham venne cacciato a stagione in corso nel 1995, dopo un periodo di gloria clamorosa, beh, non ci dovremmo fare tanti scrupoli per Wenger, i cui successi – per quanto epici – sono ormai storia. Preistoria, anzi.
Era proprio un freddo giorno di febbraio, quando Graham lasciò la panchina dell’Arsenal. Non per motivi calcistici, ma per un brutto affare di tangenti intascate (pare) sull’acquisto di due giocatori. La stagione si chiuse sotto la guida tecnica di Stewart Houston, che ci portò in finale di Coppa delle Coppe contro il Saragozza. Finale persa per una papera clamorosa di David Seaman, sorpreso da un pallonetto da centrocampo al centoventesimo di gioco .
La stagione successiva iniziò proprio con Arsène Wenger. Fu l’inizio di un lungo periodo di trionfi. Cambiare a febbraio, allora, portò bene. Porterebbe bene anche oggi.
Andrea De Polo
martedì 12 febbraio 2013
Icardi all'Inter, é fatta. Da luglio vestirà nero azzurro.
Icardi all'Inter, ecco la mossa che non ti aspetti, battuta la concorrenza di Juventus e Napoli.
Il Napoli era arrivata ad offrire 10 milioni alla Sampdoria, l'Inter ne ha messi nel piatto 15 milioni, tanti, davvero tanti per il giovane talento italo-argentino.
Non vorrei sembrare sempre cinico e critico ma 15 milioni più bonus sono tanti, forse troppi oserei direi, staremo a vedere se il giocatore dimostrerà sul campo il valore per cui è stato pattuito.
Alla Juvegià sazia con l'acquisto di Llorente, non ha voluto affondare il colpo, consapevole che prima di comprare in attacco dovrà vendere uno tra Matri e Quagliarella.
Al Napoli invece auspico un innesto di maggiore esperienza poiché il giovane Icardi dove ancora dimostrare di reggere la pressione dei grandi palcoscenici.
Il Milan non è mai stato della partita, ma se Icardi si fosse fatto crescere la cresta, sono sicuro che un pensierino l'ho avrebbe fatto.
L.P.
Il Napoli era arrivata ad offrire 10 milioni alla Sampdoria, l'Inter ne ha messi nel piatto 15 milioni, tanti, davvero tanti per il giovane talento italo-argentino.
Non vorrei sembrare sempre cinico e critico ma 15 milioni più bonus sono tanti, forse troppi oserei direi, staremo a vedere se il giocatore dimostrerà sul campo il valore per cui è stato pattuito.
Alla Juvegià sazia con l'acquisto di Llorente, non ha voluto affondare il colpo, consapevole che prima di comprare in attacco dovrà vendere uno tra Matri e Quagliarella.
Al Napoli invece auspico un innesto di maggiore esperienza poiché il giovane Icardi dove ancora dimostrare di reggere la pressione dei grandi palcoscenici.
Il Milan non è mai stato della partita, ma se Icardi si fosse fatto crescere la cresta, sono sicuro che un pensierino l'ho avrebbe fatto.
L.P.
giovedì 7 febbraio 2013
Cavani, il sogno di mezza Europa.
Già nella scorsa estate A.D.L. (Aurelio De Laurentis) aveva rifiutato una proposta shock per il "Matador" (55 milioni di euro) da parte dei russi dello Zenit San Pietroburgo, i quali dopo il no grazie del Napoli sono virati su Hulk, giocatore che allora militava nel Porto.
L'assalto a Cavani da parte dei vari top club europei non si è mai fermato, solo qualche giorno fa un dirigente del Manchester City ha affermato che la clausola rescissoria sarebbe ben spesa (pari a 63 milioni di euro), ciò detto non sarà facile per A.D.L. trattenere il fuoriclasse dell'Uruguay.
Nonostante tutto 63 milioni di euro sono una bella cifra, però se Cavani venisse ceduto sarebbe un perdita per tutto il calcio italiano.
Il Matador è come l'oro tutto lo vogliono tutti lo cercano.
L.P.
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